La concezione urbanistica dell’impianto.
di Fabio Salatiello
L’idea della necessità di decongestionare il centro di Napoli ed in particolare il Rione Carità, nucleo amministrativo della città, risale al 1964, quando l’urbanista Luigi Piccinato individua nel comprensorio di Poggioreale un’area di 110 ettari per l’insediamento di un centro direzionale, capace di riqualificare una zona della città e di avviare una nuova fase economica di tipo terziario. La proposta viene recepita nel Piano Regolatore Generale del 1971 ma l’area prescelta viene sottoposta a dure critiche per la presenza di una falda freatica. Nel 1975 vengono approvati il progetto di massima delle infrastrutture e il piano quadro dell’edilizia che definisce il perimetro delle 18 isole edificatorie. Il gruppo di lavoro è coordinato da Giulio De Luca. Si configura la viabilità di raccordo con l’intorno che prevede fra l’altro un sottopasso lungo corso Malta e due sopraelevate direttamente connesse alla tangenziale.

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L’architetto napoletano dimensiona l’intervento senza perdere di vista la dimensione umana. Le cubature spropositate previste inizialmente vengono, infatti, quasi dimezzate (da 8 a 4,5 mc/mq). I ¾ degli edifici sono previsti di altezza massima 25 metri mentre i restanti saranno torri con altezza compresa tra 50 e 100 metri. Si definiscono alcuni caratteri distintivi del progetto, poi ripresi dal successivo planovolumetrico di Kenzo Tange, come la separazione di circolazione veicolare e pedonale e la creazione di un portico di mediazione tra edilizia e viabilità pedonale.
Il progetto esecutivo viene approvato nel 1979, ma a causa delle mutate esigenze, in particolare quelle determinate dal terremoto del novembre 1980, la Mededil, la società che ha stipulato con il Comune la convenzione per l’edificazione dei suoli di sua proprietà (12,5 dei complessivi 110 ha), affida la verifica urbanistica dell’insediamento al giapponese Kenzo Tange, preferito a James Stirling e ad Oscar Niemeyer, principalmente perché già progettista del centro direzionale di Bologna e del controverso SDO, il sistema direzionale orientale di Roma. Con il suo planovolumetrico del 1982 è avviata la fase dell’attuazione. Il 30% della volumetria è destinato a residenze e uffici, il restante agli edifici pubblici (palazzo di Giustizia, uffici comunali, chiesa, scuole), alle infrastrutture e al verde. Il traffico veicolare e i parcheggi vengono incanalati al di sotto dei collegamenti di superficie, completamente pedonalizzati e organizzati secondo tre direttrici: l’asse verde a sud, l’asse pubblico al centro e l’asse sportivo a nord. L’asse verde, progettato da Pierluigi Spadolini, lungo 800 m e largo 70, accoglie attività direzionali e terziarie. La promenade centrale e le cortine laterali degli edifici sono raccordate da aree verdi in cui sono ritagliate le asole per l’illuminazione della circolazione viaria ipogea. Gli altri due ricadono quasi per intero nel sub comprensorio orientale, ossia nella metà del progetto che non è ancora stata realizzata. L’asse pubblico, a destinazione prevalentemente amministrativa, è l’asse centrale e attraverserà la piazza quadrata, fulcro dell’intero intervento, dove portici, caffè, gallerie e negozi esprimeranno, nelle intenzioni del progettista, la cultura e la vivacità partenopee. L’asse sportivo sarà destinato al tempo libero e connettendo piscina olimpionica coperta, campo da tennis e campo da basket segnerà l’accesso al parco pubblico.

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Tange chiede l’abolizione di quei vincoli urbanistici che determinavano una grossa concentrazione di volumi, limitando il ricorso alle tipologie di torri alte, recependo così l’attenzione alla dimensione umana del piano De Luca. Le destinazioni d’uso (residenziale, direzionale, terziaria, commerciale) non sono completamente separate fra loro. In particolare quella commerciale si accompagna alle altre nei piani terra degli edifici. Aspramente criticato dall’ambiente accademico che però dimostrerà di saper far decisamente peggio nell’insediamento di Monteruscello, ma anche dalla critica più avveduta, il Centro Direzionale di Napoli ha il merito di aver offerto una nuova possibilità di sviluppo alla città. La critica conservatrice ravvede nel progetto dell’architetto nipponico una scarsa adesione contestuale, evidente nella scelta del curtain-wall per le facciate delle torri e nell’orientamento degli assi che per pochi gradi rinunciano al fondale naturale del Vesuvio per perdersi invece nel vuoto.

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La critica progressista attacca la logica tardorazionalista dell’impianto, concepito con vecchi strumenti progettuali, che si limita a riempire gli spazi funzionali di una griglia ortogonale inserendo di tanto in tanto delle rotazioni a 45 gradi. Ma ancora più deleteria è la scelta di quasi tutti gli architetti locali, cui sono affidate le progettazioni dei singoli fabbricati, di ricorrere a facciate classiciste, che contribuiscono all’anonimato e alla mancanza di identità del luogo.
Dove si trova il Centro Direzionale di Napoli?
Il Centro Direzionale di Napoli si trova a pochi passi dalla Stazione Centrale in piazza Garibaldi.
Come si raggiunge il Centro Direzionale di Napoli?
- In Aereo dall’aeroporto civile di Capodichino: con l’ Alibus si giunge a p.zza Garibaldi > attraversare la piazza giungendo presso l’entrata della stazione, percorrere pochi metri su corso Novara e svoltare subito a destra sul Corso Meridionale > svoltare su via G. Porzio (la quinta traversa sulla sinistra) percorrere pochi metri fino a piazza Salerno > siete giunti al Centro Direzionale di Napoli;
- In Automobile all’uscita dall’’Autostrada (A1 da Nord, A3 da Sud o A16 da est) si raggiunge piazza Garibaldi, a seguire > come sopra .
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