Da inseguitori a modello
di Fabio Salatiello
Il sistema della Metropolitana urbana e regionale rappresenta, dopo l’Alta Velocità, la più grande opera pubblica in corso in Italia. Nello scenario prefigurato al 2011, una volta completata, ampliata, interconnessa e costruita ex novo, le linee metropolitane sul territorio comunale passeranno da 2 a 10, le stazioni da 45 a 114.
Si colmerà un gap che pone l’Italia, e in particolare il meridione, in condizioni di arretratezza rispetto alle grandi nazioni europee nel campo del trasporto su ferro; ma si vuole anche fare un passo ulteriore: con l’innalzamento della qualità progettuale e la trasformazione della stazione come luogo di fruizione estetica, Napoli in un colpo solo smetterà di inseguire per diventare modello. Architetti di fama nazionale e internazionale sono stati chiamati a disegnare stazioni e spazi urbani a queste connessi in una logica di eterogeneità linguistica. La vecchia idea della stazione come non-luogo, come spazio tecnico anonimo di passaggio, cederà il passo a quella di attrattore esteticamente rilevante. La proiezione nel futuro avverrà non senza interrogarsi su un passato che emerge copiosamente dai cantieri aperti nelle zone del centro storico.
Questo percorso ha già visto le sue prime tappe significative, l’apertura tra il 2001 e il 2003 delle 5 stazioni della Linea 1 note come “Le stazioni dell’arte”, e il restyling nel 2005 della stazione Vanvitelli ad opera degli stessi autori del progetto architettonico e funzionale del 1993 (Michele Capobianco, Lorenzo Capobianco).
Strategico il progetto di restauro della stazione Montesanto delle linee Cumana e Circumflegrea, ad opera di Silvio D’Ascia, che prevede la creazione di un moderno contenitore più rispondente alle esigenze dei viaggiatori e della città.
La stazione di Piazza Municipio, di Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura, sarà il momento più emozionante di un percorso che, attraversando i reperti archeologici del porto greco-romano, costituirà un irripetibile connubio tra antichità e contemporaneità.
Oscar Tusquets Blanca con la stazione Toledo libera l’ultimo tratto di via Diaz dal traffico veicolare, trasformandolo in un salotto all’aperto, arricchito da alberi, una lunga pensilina e delle piramidi verticali che daranno luce al primo piano interrato.
Il progetto per piazza Garibaldi di Dominique Perrault configura un asse centrale di circolazione automobilistica che si scontra con la logica asimmetrica e pluridirezionale della stazione ferroviaria esistente. Affascinante invece la copertura che ripara la piazza commerciale ipogea, composta da una complessa trama in acciaio, estensione delle ramificazioni dei pilastri inclinati.
La Stazione firmata dallo studio Miralles-Tagliabue rompe la monotonia della geometria prismatica del Centro Direzionale per offrire un riparo organico dalla complessa struttura tettonica; un segno di immediata riconoscibilità quasi scaturito dalle forze vulcaniche sotterranee della città.

Richard Rogers, stazione di Capodichino. Foto@Serbilla
Il grande pozzo centrale a sezione ellittica, fulcro della stazione Capodichino di Richard Rogers, si anima con il movimento verticale dei viaggiatori. La sua sensuale copertura permette alla luce naturale e all’aria di penetrare in profondità all’interno della stazione e all’esterno di ombreggiare e riparare la piazza pedonale, generando un luogo protetto per quanti si muovono tra la stazione e il terminal aeroportuale.

Boris Podrecca Stazione di San Pasquale. Foto@Serbilla
Il tema del movimento e dell’acqua ispirano il progetto di Boris Podrecca per la stazione San Pasquale; nel sottosuolo con un guscio metallico su cui scorre l’acqua, in superficie con una pavimentazione in ghiaia di colore grigio-azzurro sormontata da una lunga pergola in metallo.

Uberto Siola stazione di Chiaia. Foto@Serbilla
La stazione Chiaia di Uberto Siola copre un dislivello di 40 metri, con una struttura classica di impianto circolare e un percorso ascensionale a spirale coperto da una cupola vetrata.

Anish Kapoor e Future Systems - Stazione di Monte Sant'Angelo. Foto@Serbilla
La stazione di Monte Sant’Angelo, di Anish Kapoor e Future Systems, vuole essere in se stessa un’opera d’arte, con il suo ingresso rivestito di acciaio corten a forma di grossa bocca, un catino che abbraccia il viaggiatore accompagnandolo nelle viscere della terra.
Ai nomi di spicco dell’ambiente accademico sono invece affidati i progetti delle stazioni delle linee regionali. Si distingue dal rigore minimalista degli altri, il progetto di Aldo Loris Rossi per la stazione Moregine della linea Circumvesuviana Napoli-Sorrento, in cui il cemento degli invasi funzionali è accarezzato da una copertura che ricorda un velo ondulato.
Le due stazioni di Pompei, firmate da Peter Eisenman, propongono il tema della sintesi dei tracciati degli impianti antichi della città: quello irregolare della fondazione e la griglia regolare romana con cardo e decumano.

Zaha Hadid - stazione di Napoli-Afragola. Foto@Serbilla
La Stazione di Napoli-Afragola per l’Alta Velocità, che consentirà l’interscambio con le linee regionali, è un ponte aerodinamico che attraversa in diagonale i binari ricucendo le due parti di territorio tagliate dai binari, condensando in immagine l’idea del flusso e della velocità. Il progetto è dell’architetto anglo-irachena Zaha Hadid.
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Le foto dei plastici sono state realizzate alla mostra Metropolis, Castel dell’Ovo, febbraio 2007.

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