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FilmOff da Ubik – Ingmar Bergman

Riprende la rassegna cinematografica alla libreria Ubik di Napoli!

FilmOff di ottobre 2011, ore 18

Scrutare l’anima
quattro film per un omaggio al cinema di Ingmar Bergman

domenica 09  ottobre
“Persona” 
domenica 16 ottobre
“L’ora del lupo”
domenica 23 ottobre
“Il rito” 
domenica 30 ottobre
“Un mondo di marionette”

Ubik Napoli
via Benedetto Croce, 28
80134 Napoli, Italy

L’occhio anarchico – il cinema di Marco Ferreri

videoproiezioni alla libreria UBIK
via Benedetto Croce, 28, 80134 Napoli – tel. 081 4203308 – napoli@ubiklibri.it -
filmoff@filmoff.ithttp://www.filmoff.it collaborazione tecnica: Paolo Calvino, Angelo Esca

domenica 05 giugno 2011 – ore 18
Dillinger è morto – regia di Marco Ferreri – 95’ Italia 1969
Attori: Michel Piccoli, Anita Pallemberg, Annie Girardot.
Un ingegnere torna a casa, proietta vecchi film, perde tempo, si fa da mangiare, trova una pistola, la dipinge a pallini, fa giochi erotici con la cameriera , mima il suicido, spara alla moglie dormiente, si imbarca come cuoco su uno yacht.
L’assurdo quotidiano, il sesso, il cibo, la fuga. Forse la sintesi migliore del cinema di Ferreri, che qui riesce a descrivere perfettamente l’alienazione, colta nel cuore stesso del quotidiano.

domenica 12 giugno 2011 – ore 18
Il seme dell’uomo – regia di Marco Ferreri – 140’ – Italia 1969
Attori: Marco Margine, Anne Wiazemsky, Annie Girardot, Rada Rassimov.
Sopravvissuti a una misteriosa epidemia, Cino e Dora si rifugiano in una casa sulla spiaggia, dove collezionano reperti della civiltà distrutta: elettrodomestici, forme di formaggio, bottiglie e altro. Lui vorrebbe dei figli, per continuare la specie umana, Lei no. Il pessimismo apocalittico di Ferreri è corretto da impennante beffarde e da una ricerca visiva suggestiva.

domenica 19 giugno 2011 – ore 18
L’udienza – regia di Marco Ferreri – 110’ Italia 1971
Attori: Enzo Jannacci, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Michel Piccoli, Vittorio Gassman.
Ansioso di poter parlare al Papa per comunicargli personalmente una cosa importante, Amedeo si ritrova a lottare contro la burocrazia clericale, la seduzione depistatrice di Aiché, la nobiltà nera, il dissenso cattolico e le viscide manovre del commissario di polizia vaticana. Con accenti kafkiani , Ferreri scatena la sua satira rovente per aggredire la gerarchia cattolica e più in generale l’idea stessa di Potere dei cui meccanismi sono tutti prigionieri e complici.

domenica 26 giugno 2011 – ore 18
La cagna (Liza) – regia di Marco Ferreri – 86’ Italia 1972
Attori: Marcello Mastroianni, Catherine Deneuve, Michel Piccoli.
Un disegnatore di fumetti abbandona la famiglia per vivere in solitudine su un’isola con il suo cane. Ma irrompe nella sua vita solitaria una donna. Che uccide il cane per gelosia e ne occupa il suo posto. Quando avranno terminato i viveri, si lasceranno morire l’uno accanto all’altra. Un film intriso di senso del paradosso e della provocazione, nella quale il tema caro a Ferreri dell’inconciliabilità tra i sessi si stempera nella comprensione che accomuna la donna con la stessa miseria
dell’uomo.

FilmOff è anche un progetto di “cineteca itinerante” che, bypassando il luogo sacro del cinema per eccellenza, la sala cinematografica, si propone alle più variegate situazioni di incontro: caffè-letterari, librerie, associazioni culturali e altri spazi, come occassione per ri-scoprire pezzi di cinema dimenticati o mai visti.
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Cambio di orario per: I Volti e le Ombre nel cinema di John Cassavetes

Per ragioni tecniche le prossime 2 videoproizioni attinenti alla rassegna cinematografica I Volti e le Ombre nel cinema di John Cassavetes, in corso alla Libreria Ubik di Napoli, non saranno più alle ore 18,30, ma alle 18,00
quindi i prossimi due appuntamenti sono:
22 maggio con il film “Una Moglie” del 1975
29 maggio con il film “L’assassinio di un Allibratore Cinese” del 1976
Fonte: comunicato

I Volti e le Ombre nel cinema di John Cassavetes

Rassegna cinematografica per il mese di maggio 2011 alla Libreria Ubik di Napoli,
ore 18,30, dedicata a John Cassavetes con il titolo “I Volti e le Ombre nel cinema di John Cassavetes”

domenica 08 maggio 2011 – ore 18, 30
Ombre –- (Shadows) regia di John Cassavetes – 79’ Usa 1958-59
Attori: Ben Carruthers, Lelia Goldoni, Hugh Hurd
Hugh, Ben e Leila sono tre giovani fratelli neri di Manhattan dalle aspirazioni artistiche e intellettuali. Il primo ha la pelle scura, mentre gli altri due vengono spesso scambiati per bianchi, per via della loro carnagione più chiara. Sullo sfondo della New York degli anni’50, Hugh cantante in un nightclub, accetta il compromesso di una mediocre partitura, l’aspirante trombettista Ben perde le sue giornate tra un locale e l’altro della città, e l’intellettuale Leila si invaghisce di un ragazzo bianco, che però la lascia quando scopre le sue origini.
«Una sera andai in radio al programma Night People di Jean Shepherd. […] Dissi a Jean della piéce che avevamo messo su e che avrebbe potuto essere un buon film. Dissi: “Non sarebbe fantastico se la gente potesse fare un film, al posto di tutte queste grandi menti di Hollywood interessate solo agli affari e a quanto un film può incassare?” E lui mi chiese se pensavo di essere in grado di raccogliere dei soldi per farlo. “Se la gente vuole davvero vedere un film sulla gente normale”, risposi, “può semplicemente dare il suo contributo”»

domenica 15 maggio 2011 – ore 18,30
Mariti – (Husbands) regia di John Cassavetes – 90’ – Usa 1970
Attori: Ben Gazzara, Peter Falk, John Cassavetes
Dopo il funerale del loro migliore amico, Gus, Archie e Harry non fanno ritorno a casa, ma trascorrano due giorni a ubriacarsi in giro per New York. Tornati alle loro famiglie, riemergono nuovamente dalla routine quando, su proposta di Harry, partono per un weekend a Londra. Qui, alloggiati in un albergo di lusso, giocano al casinò e si appartono con tre signore. Il giorno seguente Gus e Archie tornano a casa, mentre Harry sceglie di restare. Giunti in America, i due mariti comprano qualche regalo per le moglie e i bambini e si dirigono verso le loro abitazioni.
«Mariti è un film a tratti estremamente divertente, proprio come penso sia la vita. E, come la vita, in alcuni punti è anche molto lento e triste. La cosa importante è che non si tratta di un film semplificato. Non farò mai film in questo modo, perché non voglio manipolare gli spettatori offrendo loro verità immediate e confezionate. Se l’avessi fatto a modo mio, Mariti sarebbe stato due volte più lungo e chiunque, se avesse voluto, avrebbe potuto andarsene. Forse mi converrebbe, ma non cambio film solo per far contente le persone».

domenica 22 maggio 2011 – ore 18,00
Una Moglie – (A woman Under The Influence) regia di John Cassavetes – 140’ Usa 1975
Attori: Gene Rowlands, Peter Falk, Fred Draper
Sposata con un operaio di origine italiana e madre di tre figli, la casalinga Mabel bada alla casa e alla famiglia senza ricevere in cambio troppe attenzioni. Lasciata sola la sera dell’anniversario di matrimonio, si ubriaca in un locale e si concede a uno sconosciuto. Rosa dal senso di colpa e da un sentimento di alienazione, comincia a dare segni di instabilità e, dopo una forte crisi nervosa, viene ricoverata in una clinica psichiatra. Tornata a casa, nonostante sia accolta con affetto, tenta maldestramente il suicidio, ma Nick riesce a fermarla e a convincerla a rimanere con lui e i figli.
«La nostra intenzione era quella di vedere cosa l’amore fa alle donne. Non penso che Mabel sia molto diversa da qualunque altra donna innamorata e devota a un uomo, che cerca di fare il suo dovere. Ce lo dimostra questo personaggio molto puro, che non si lascia corrompere dall’ipocrisia, che non è meschino, ma è generoso, che non si nasconde dietro le cose… Ma la storia viene raccontata dal punto di vista maschile. Lui è simpatico ma recita la parte di un uomo – potrei essere io, potrebbe essere chiunque – che non ammette i propri errori».

domenica 29 maggio 2011 – ore 18,00
L’Assassinio di un allibratore cinese – (The Killing Of A Chinese Bookie)
regia di John Cassavetes – 103’ Usa 1976
Attori: Ben Gazzara,Timothy Carey, Seymour Cassel
Cosmo Vitelli, proprietario di un night club di Los Angeles e incallito giocatore d’azzardo, dopo aver saldato un grosso debito, si ritrova nuovamente nei guai quando perde altri soldi al gioco. E’ intenzionato a rimediare con i proventi del locale, ma i suoi creditori, una banda di mafiosi che controlla la città, gli chiedono di saldare il debito uccidendo un allibratore cinese loro rivale. Dopo qualche titubanza, Cosmo accetta l’incarico, ma una volta portatolo a termine si trova
ferito e braccato dai mafiosi.
«Anni fa, io e Martin Scorsese inventammo in una notte questa storia di gangster. Tempo dopo, non sapendo bene cosa fare, ho pensato di raccontare la storia di questo proprietario di nightclub che deve un sacco soldi a dei tizi e viene incaricato di uccidere qualcuno che non è esattamente la persona che crede di dover eliminare. Soprattutto, però, è la storia di un conformista, di qualcuno che anni prima avrebbe potuto essere un “colletto bianco”, e che ora fa le cose che deve fare e che per questo sta per essere ucciso».

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Fonte: Ubik

La commedia classica americana

Billy Wilder, George Cukor, Howards Hawks

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collaborazione tecnica: Angelo Esca, Paolo Calvino

LA COMMEDIA CLASSICA AMERICANA
La commedia l’ha sempre vinta. O anche: tutti abbiamo bisogno di commedie (perché le tragedie sono già fin troppe). La commedia conosce i modi per farci credere che la felicità possa, almeno in un film, esistere (anche per questo si va al cinema). La tradizione della commedia è radicata profondamente dentro la società americana e grandi registi hollywoodiani hanno portato questo genere a punte di assoluto splendore. La comedy americana ha molte facce: lo slapstick, lo screwball, la variante sofisticata, la commedia sentimentale e romantica; infine quella drammatica… Hawks, Lubitsch, Wilder, La Cava, McCarey, Leisen, Capra, Preston Sturges, Wellman, Cukor… E potremmo aggiungere altre decine di titoli e nomi.
Bruno Fornara

domenica 03 aprile 2011 – ore 18, 30
Uno, due, tre ! –- (One, Two, Three)
regia di Billy Wilder –108’ Usa 1961
Attori: James Cagney, Horst Buchholz, Pamela Tiffin, Liselotte Pulver
In piena Guerra Fredda, una corrosiva satira firmata Wilder.
Durante una vacanza a Berlino, Scarlett (Rossella nella versione italiana) – figlia del grande capo della Coca Cola – si innamora di Otto, un giovane della Germania Orientale. MacNamara, il dirigente locale della multinazionale, cerca dapprima di dissuadere la ragazza, poi di convertire lui – comunista ortodosso – alle “gioie” del capitalismo… Capolavoro della commedia e della satira politica, “Uno, due, tre !” è uno dei film meno noti della filmografia di Wilder.Nell’anno in cui nel cuore dell’ex capitale del Reich si apriva la ferita del Muro, Wilder gira un capolavoro di velocità, cattiveria e umorismo che non risparmia nessuno. James Cagney non è mai stato così cinico e non sbaglia un colpo. Il film è tratto da un atto unico di Ferenc Molnár.

domenica 10 aprile 2011 – ore 18,30
La costola di Adamo – (Adam’s Rib)
regia di George Cukor –101’ – Usa 1948
Attori: Spencer Tracy, Katharine Hepburn, Tom Ewell, Judy Holliday
La costola di Adamo è un film di contenuto nobile, importante e battagliero. Lui è procuratore, lei è avvocato. Lui si trova a sostenere l’accusa verso una donna che ha tentato di uccidere il marito che la maltrattava. La Hepburn ne assume naturalmente la difesa, così, marito e moglie si trovano avversari in tribunale Dapprima i due si fronteggiano in punta di spillo, poi, a poco a poco, tutto si fa serio, poi pesante, poi drammatico. Cominciano a non risparmiarsi nessun colpo basso, poi a trasferire aggressività e cattiverie nel privato. Lei lo ridicolizza in tribunale facendolo sollevare da una donna acrobata, lui finge di suicidarsi puntandosi alla bocca una pistola di liquirizia. Nel frattempo la causa va avanti. La Hepburn si batte come una leonessa, esattamente come una femminista, e riesce a ribaltare la situazione facendo apparire la sua cliente non solo vittima, ma addirittura eroina.

domenica 17 aprile 2011 – ore 18,30
Ero uno sposo di guerra – (I Was A Male War Bride)
regia di Howard Hawks –105’ Usa 1949
Attori: Cary Grant, Ann Sheridan
Per poter seguire negli USA la moglie americana tenente delle ausiliarie, un capitano francese è costretto a travestirsi da donna per superare gli ostacoli della burocrazia. Una delle più irresistibili, buffe e maligne commedie del grande Hawks sul tema dell’umiliazione del maschio. Una delle vette dell’istrionismo ben temperato di C. Grant.

filmoff

è un progetto di “cineteca itinerante” che, bypassando il luogo sacro del cinema per eccellenza , la sala cinematografica, si propone alle più variegate situazioni di incontro: caffè-letterari, librerie, associazioni culturali e altri spazi, come occassione per ri-scoprire pezzi di cinema dimenticati o mai visti.
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Le strabilianti avventure di Antoine Doinel

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domenica 09 gennaio 2011 – ore 18

I quattrocento colpi (Les quatre cent coups) 1959

Regia: François Truffaut

Attore : Jean-Pierre Léaud,

 

domenica 09 gennaio 2011 – ore 19,40

Antoine e Colette (Antoine et Colette) 1962

Regia: François Truffaut

Attore: Jean-Pierre Léaud

domenica 16 gennaio 2011 – ore 18

Baci rubati (Baisers volés) 1968

Regia: François Truffaut

Attore: Jean-Pierre Léaud

domenica 23 gennaio 2011 – ore 18

Non drammatizziamo…è solo questione di corna! (Domicile conjugal) 1970

Regia: François Truffaut

Attore: Jean-Pierre Léaud


domenica 30 gennaio 2011 – ore 18

L’amore fugge (L’amour en fuite) 1979

Regia: François Truffaut

Attore: Jean-Pierre Léaud

 

 

Com’è nato il ciclo Antoine Doinel

Non pensavo che il personaggio di I quattrocento colpi avrebbe avuto un futuro cinematografico, però Jean-Pierre gli ha dato una tale presenza che ho sentito il bisogno di riprenderlo due anni dopo. Mentre montavo  Jules e Jim mi hanno proposto di realizzare un episodio di un film a episodi, L’amore a vent’anni. Non mi sono mai piaciuti i film a episodi, ma in quel caso si trattava di registi di diverse nazionalità (Germania, Italia, Polonia, Giappone, Francia). Ho quindi pensato di riprendere lo stesso personaggio di I quattrocento colpi, interpretato da Léaud, nella sua prima storia d’amore. L’episodio, intitolato Antonie e Colette, durava venti minuti. Ne fui molto soddisfatto perché era stato girato in un’atmosfera di improvvisazione completa; tutto era andato bene, al punto che avevo rimpianto di non poterne fare un film di un’ora e mezza. Ed è questo che qualche anno dopo mi ha spinto a fare Baci rubati e Non drammatizziamo …è solo questione di corna. E’ un’opportunità abbastanza unica per un regista poter filmare più volte la stessa persona in diversi momenti dalla vita e nello stesso ruolo. Ma non è così semplice, perché la gente tende a preferire il ruolo precedente soprattutto se il personaggio è giovane, diventare un uomo è un rischio. Il rischio che non gli si trovi più lo stesso fascino di quand’era adolescente, che si imborghesisca, che lo si giudichi più severamente. In Non drammatizziamo…  un tale diceva a Doinel: “Cosa fa tua moglie? Ah già, l’insegnante di violino. In fondo ti sono sempre piaciute le borghesucce!” E lui gli rispondeva: “Soprattutto mi piacciano le ragazze che hanno genitori gentili perché io mi innamoro insieme della ragazza, del padre, della madre e della casa”. La risposta all’accusa di imborghesimento c’era già in quel film. Doinel è una specie di marginale che cerca sempre una casa, per questo ama sempre ragazze che hanno dei genitori gentili. Antoine Doinel non è un francese-tipo, non è nemmeno tipico o esemplare, non è né un eroe né un anti-eroe, e non è nemmeno che assomigli a me o a Jean-Pierre Léaud, anche se è un personaggio scritto su misura per lui. E’ un individuo molto speciale, assai poco brillante, sfortunato e goffo in amore. Per lui contano sempre di più  i sentimenti che le azioni, ed è più debole delle donne che incontra sulla sua strada. Generalmente è in buona fede. Insomma, è un personaggio che diventa simpatico per le sue debolezze e per una sorta di onestà naturale. In L’amore fugge Doinel compare per la quinta e ultima volta nei miei film. Ha passata la trentina e si guadagna da vivere correggendo bozze in una stamperia parigina. Ha pubblicato un romanzo (Les salades de l’amour), ha divorziato dalla moglie e si trova a vivere e rivivere una serie di avventure sentimentali che lo conducano a riconsiderare certe esperienze del passato. Incontra anche le protagoniste delle passate relazioni (e dei relativi film). Questi incontri mi hanno dato un’idea che mi sembra la più originale del film: invece di girare i classici flashback con gli attori artificialmente ringiovaniti, li ho presi alla lettera dai quattro film precedenti della serie Doinel. Ho approfittato della fortuna che ho avuto di aver girato la serie con gli stessi attori. E così quando se ne parla appaiono sullo schermo le citazione dei miei film precedenti in una sorta di flashback reali…

Fino a che punto si può parlare di un ciclo autobiografico ?

Non più dei film tratti da libri, come La mia droga si chiama Julie o Tirate sul pianista, o Jules e Jim. Al contrario, quando adatto un film da un libro posso inserirvi delle cose molto intime perché mi nascondo dietro al libro, mentre quando si tratta di Doinel faccio attenzione a che non sia troppo vicino alla realtà. Per esempio, non gli ho mai fatto fare un lavoro che anch’io avevo fatto: l’ho fatto diventare investigatore privato, venditore di scarpe, correttore di bozze. Doinel è un personaggio immaginario, una sorta di intermediario tra Jean-Pierre Léaud e me. Anche perché conosco talmente bene Jean-Pierre che scrivo per lui. Gli presto delle reazioni che mi divertono, che non sono nè sue né mie, ma tra i due… Diciamo che Doinel mi permette di esprimere certe cose… Un film è venuto dopo l’altro, senza un piano generale. Il personaggio mi piaceva, e dunque… Debbo confessare che è stato molto piacevole il ciclo Doinel. Dopo averne raccontato l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza, mi sono fermato. Non voglio mica farlo morire!

Jean-Pierre Léaud l’ha inventato lei…

Quando l’ho scoperto non aveva mai recitato, ma la madre era attrice. Avevo fatto dei provini a molti altri ragazzi, lui era il migliore.

E’ una sorta di attore feticcio per lei, quasi un suo “doppio”…

Si è parlato di somiglianza fisica, ma questa somiglianza non c’era all’inizio. Diciamo che mi faceva comodo prendere lo stesso interprete del primo film perché è piacevole scrivere pensando a qualcuno: conosci le sue reazioni, prevedi come interpreterà la scena, e questo è uno stimolo, ti vengono in mente delle idee divertenti a cui non avresti pensato se prendevi un altro attore. In ogni film ci sono attori che ho utilizzato più volte, e molti altri che sono nuovi per me. Quando ho scelto Jean-Pierre Aumont per Effetto notte mi ha detto: “ero sicuro che lei fosse il classico tipo che non mi avrebbe mai chiesto di girare in uno dei suoi film…”. Si sbagliava.

L’amore fugge sarà dunque l’ultimo capitolo della serie con Antoine Dionel ?

Nel film c’è una sorta di ricapitolazione sentimentale di Antoine Doinel. L’amore fugge (se fossimo in America potrei chiamarlo Antoine Doinel strikes again) è un titolo che conviene a Doinel, perché Antoine è uno che corre sempre, e qui tutto corrisponde: Doinel divorzia da Claude Jade, con cui si era sposato in Non drammatizziamo… , conosce altre donne e ritrova Marie-France Pisier, la protagonista de Antoine e Colette. Il loro divorzio “consensuale” è inserito molto opportunamente nel suo tempo. Quando Giscard è arrivato all’Eliseo ha fatto delle riforme, e la prima è stata quella del divorzio; prima si divorziava  per la “colpa” di uno dei coniugi, dopo Giscard si può divorziare “per mutuo consenso”, nessuno è più colpevole. Nella finzione, Jean-Pierre Léaud e Claude Jade sono la prima coppia francese che divorzia per mutuo consenso. […]

Estratto da “Conversando con François  Truffaut interviste di Aldo Tassone” inserita nel catalogo “François Truffaut Professione Cinema”. Cineuropa 2004 Provincia di Napoli

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è un progetto di “cineteca itinerante” che, bypassando il luogo sacro del cinema per eccellenza , la sala cinematografica, si propone alle più variegate situazioni di incontro:  caffè-letterari, librerie, associazioni culturali e altri spazi, come occassione per  ri-scoprire pezzi di cinema dimenticati o mai visti.

Ø  Personali di cinema d’autore e non.

Ø  Rassegne su divi e dive, su registi, sui generi cinematografici più diversi, che hanno tracciato la meravigliosa storia del cinema.

Ø  Movie Soup –zuppa di cinema – con gli ingredienti più disparati come trailers, corti d’autore, montaggi, interviste, frammenti di cinema e altro.

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Fonte: comunicato stampa

LA MAFIA SPIEGATA AI RAGAZZI

 

domenica 5 dicembre ore 12.00

Antonio Nicaso
, per chi non lo conoscesse, è uno scrittore e giornalista calabrese, che da anni vive in Canada, uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale. E’ docente di Storia della questione meridionale e Storia delle organizzazioni criminali al Middlebury college (Vermont, USA), nonchè autore diversi bestseller internazionalitradotti in diverse lingue, come “Global Mafia: The New World Order of Organized Crime” e “Bloodlines: the rise and the fall of the Mafia’s Royal Family”.

La Mafia spiegata ai Ragazzi “si propone un obiettivo ambizioso: raccontare nel modo più semplice (e Dio sa quanto ciò sia difficile, soprattutto su certi temi) cosa sono la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita.

 

ANTONIO NICASO scrittore, studioso e docente di Storia delle Organizzazioni Criminali

Presenta il volume:  LA MAFIA SPIEGATA AI RAGAZZI

 

Interviene:  FABIO GIULIANI
LIBRERIA UBIK
VIA BENEDETTO CROCE, 28 Napoli

MERENDE LETTERARIE

Letture Creative per bambini dai 4 ai 10 anni

A cura di M. Tiziana Bacco

Chi poteva illustrare un “classico” come Rodari, se non un illustratore altrettanto “classico” come Altan?

Altan è in grado di offrire all’opera rodariana nuove suggestioni visive basate su inediti meccanismi di comparazione testo-immagine, su effetti di sorpresa, su vivaci posizioni dialettiche. E, come Rodari, anche Altan insegue la strada della conoscenza e mette a nudo le maschere e le ingiustizie della società. Anche lui, come Rodari, narra la verità e crede nella possibilità di scoprirla. Il «realismo magico» di Altan e il binomio rodariano fantasia-ragione, facendo giocare i segni (la scrittura, il colore), esprimono meravigliosamente la metafora reale.

Gli scritti di Gianni Rodari, anche se prodotti decenni fa, non invecchiano, sono ancora attuali e riescono a conquistare l’attenzione di bambine e bambini del nuovo secolo. Non sarà perché, pur riconoscendo ai bambini di oggi un’ampia autonomia di scelta, molti di questi libri vengono proposti, caldeggiati dai bambini di ieri, quelli cresciuti con il Rodari, per così dire, “di prima mano”? Chissà poi se li leggono prima i bambini o i genitori.

SABATO, 16 OTTOBRE 2010
FIABE E FANTAFIABE
Le storie di Rodari divertono sempre: straordinari mondi fiabeschi, ladri astuti e pasticcioni, imprevisti viaggi nel futuro si muovono su una coloratissima giostra fatta di fantasia e di realtà, di soluzioni magiche e quotidiano buon senso. Le “Fiabe e fantafiabe” che vengono per la prima volta riunite in un volume, fanno riscoprire il piacere del racconto, il gusto dell’ironia, ma non mancano di evidenziare l’importanza della solidarietà, dell’impegno e della riflessione critica sul mondo che ci circonda. Con la leggerezza a lui consueta, Rodari ci consegna un messaggio di allegria e di speranza.

SABATO, 23 OTTOBRE 2010
GLI AFFARI DEL SIGNOR GATTO
Rodari amava moltissimo i gatti e progettava un intero libro di storie a loro dedicate. La prematura scomparsa gli impedì di realizzare il volume, ma gli scritti qui raccolti (parte dei quali da poco rinvenuti fra le carte di Rodari conservate dalla moglie e pubblicati per la prima volta) danno un’idea del simpatico e divertente progetto: un Signor Gatto con la vocazione del commercio, felini con denominazioni e professioni inusuali, rivendicazioni astronomiche del nome di una stella, vecchi scontenti della loro condizione e pronti a trasformarsi in gatti…


Fonte: facebook

LUIS B. E CHANCE GIARDINIERI IN CONCERTO

sabato 16 ottobre · 21.30 – 23.30
Libreria Ubik

via Benedetto Croce 28
Napoli, Italy
LOUIS B. & CHANCE GIARDINIERI 

Atmosfere sognanti, sonorità anni 60, scatenati chachacha, indimenticabili swing; una appassionata esaltazione della bellezza dell’universo femminile, unita ad una spietata critica dei perversi meccanismi della società dello spettacolo e dell’apparire. Il nuovo progetto degli infaticabili Lupi Mannari vede l’inatteso ritorno sullo stesso palco di Frank Prota e Louis B., fondator…i di Le Loup Garou nel lontano 1986.
Con la sua voce sottile e melodiosa, Louis B. invita ad un viaggio attraverso un mondo che pare non esistere più; al suono del suo mitico vibrafono Delizio, l’ascoltatore è rapito e trasportato in un universo parallelo, popolato di curiosi personaggi; Dracula, il Principe Igor, Miss e Reginette, mostri veri e mostri presunti, allegorie dei tempi in cui viviamo dove nulla è come sembra, e solo l’Amore salva.
La purezza dello sguardo di Louis B. unita alla sua stralunata fisicità cattura l’attenzione del pubblico; le armonie dei fidi Chance Giardinieri riportano magicamente in vita la Musica dei bei tempi andati, quando il long playing la faceva da padrone.
Un concerto orgogliosamente fuori moda.

Louis B – Voce, Vibrafono, Melodica
Frank Prota – Basso, Vibrafono, Cori
Lello Smith – Chitarra Classica, Chitarra Elettrica, Cori
Lollo Smith – Percussioni
Fonte: facebook

Razzismo, immigrazione e potere dell’immagine

LIBRERIA UBIK NAPOLI

MARTEDI 12 OTTOBRE ore 18.00

CONFERENZA STAMPA

PARTECIPANO: LIVIA APA, GIUSEPPE BALIRANO,ALESSANDRO JEDLOWSKI

Università Orientale: LINDIWE DOVEY

SOAS Londra

MAURIZIO BRAUCCI

Scrittore

Nella società attuale l’influenza del discorso mediatico sulle pratiche sociali ha assunto un’importanza fondamentale. In un momento storico in cui la società italiana sta attraversando importanti processi di trasformazione, diventando a pieno titolo una società multiculturale, risulta di vitale importanza interrogarsi sulle politiche e le modalità di rappresentazione relative al fenomeno migratorio, per contribuire a disinnescare le dinamiche di chiusura prodotte da disinformazione e rappresentazioni mediatiche distorte. In questo momento storico un atteggiamento di ascolto e di apertura risulta quanto mai necessario ad affrontare in modo creativo le sfide che la contemporaneità ci sta proponendo.

L’iniziativa proposta in questa sede intende aprire una riflessione su queste tematiche mettendo a confronto esperienze internazionali ed italiane, ed offrendo la possibilità al pubblico napoletano di incontrare alcune importanti figure del cinema africano e della diaspora, nonché di scoprire alcuni dei protagonisti del nascente cinema migrante italiano.

Il programma dell’iniziativa vede innanzitutto la partecipazione del regista anglo-ghanese John Akomfrah, esponente di punta dell’ormai estinto Black Audio Film Collective (trasformatosi oggi nella casa di produzione Smoking Dog basata a Londra), un collettivo di registi della diaspora africana, caraibica ed indiana che dai primi anni ottanta ha partecipato in Inghilterra alla trasformazione del discorso pubblico sui migranti, sperimentando modalità espressive avanguardistiche. L’attività di questo collettivo ha fra le altre cose intensamente interagito con la formazione, in ambito accademico, di correnti di studio quale quella dei Cultural Studies dialogando con figure del calibro di Stuart Hall e Homi Bhabha.

Altro invitato di punta della manifestazione è Manthia Diawara, critico cinematografico e regista di origine maliana, direttore del centro di studi africani della New York University. Diawara ha pubblicato agli inizi degli anni novanta il primo volume esistente sul cinema africano, e da quel momento in poi si è occupato con originalità e grande profondità delle problematiche relative alla rappresentazione del continente africano ed della sua diaspora, curando fra le altre cose una serie di mostre e di festival sul tema in Africa, Europa e Stati Uniti.

Sono invitati a discutere il lavoro di questi due protagonisti del

panorama cinematografico africano alcune importanti figure del mondo accademico e delle istituzioni che si occupano dello studio e della diffusione delle arti contemporanee africane: José Antonio Fernades Dias, commissario della Fondazione Africa.cont, centro di ricerca, promozione e divulgazione della produzione artistica africana e della diaspora  con sede a Lisbona; Manuela Ribeiro Sanches, studiosa di studi culturali e direttrice del progetto Artafrica, una piattaforma virtuale dedicata alla divulgazione della produzione artistica africana lusofona e della diaspora; Lindiwe Dovey, insegnante presso la cattedra di African cinema della School of Oriental and African Studies di Londra e co-organizzatrice del Cambridge African Film Festival. A queste importanti figure internazionali si aggiunge la presenza dello scrittore e critico cinematografico italiano Goffredo Fofi, Direttore del mensile Lo straniero, e quella di Iain Chambers, creatore del Centro di Studi Postcoloniali dell’Università di Napoli “L’Orientale” che da anni si occupa criticamente delle politiche di rappresentazione delle culture non occidentali nella letteratura e nei media occidentali.

L’incontro permetterà di esplorare il contesto italiano e discutere la

crescente realtà del cinema migrante in Italia. Saranno presentati lavori estremamente differenti fra loro, in grado di offrire un quadro delle diverse strategie estetiche e narrative che si stanno sviluppando in questi anni. Verrà presentato il lavoro della casa di produzione italo-nigeriana GVK di Vincent Andrew e Simone Sandretti, che traduce l’esperienza cinematografica del Nollywood nigeriano in un contesto migratorio italiano; il lavoro documentario di Dagmawi Yimer e Giulio Cederna, nato dall’esperienza di video partecipato maturata in seno al progetto dell’Archivio delle Memorie Migranti (Asinitas Onlus) per riflettere visualmente sul dramma dell’esperienza migratoria in epoca contemporanea; ed infine il lavoro del video artista italo-etiope Theo Eshetu, che sperimenta tecniche filmiche di vario genere per riflettere sul modo in cui esperienza migratoria e memoria coloniale si intersecano nel contesto italiano contemporaneo. Tutti i registi saranno presenti all’iniziativa per discutere con il pubblico la loro esperienza, nell’ambito di una tavola rotonda moderata da Alessandro Triulzi, decano degli studi africani in Italia e figura centrale dello studio dei processi migratori che attraversano l’Italia negli ultimi anni.

Questa iniziativa segue un’analoga manifestazione svoltasi a Lisbona nel novembre del 2009 ed organizzata l’Università di Lisbona, la fondazione Africa.cont e la Escola MauMaus di Lisbona.

Fonte: facebook