videoproiezioni alla libreria UBIK
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domenica 09 gennaio 2011 – ore 18
I quattrocento colpi (Les quatre cent coups) 1959
Regia: François Truffaut
Attore : Jean-Pierre Léaud,
domenica 09 gennaio 2011 – ore 19,40
Antoine e Colette (Antoine et Colette) 1962
Regia: François Truffaut
Attore: Jean-Pierre Léaud
domenica 16 gennaio 2011 – ore 18
Baci rubati (Baisers volés) 1968
Regia: François Truffaut
Attore: Jean-Pierre Léaud
domenica 23 gennaio 2011 – ore 18
Non drammatizziamo…è solo questione di corna! (Domicile conjugal) 1970
Regia: François Truffaut
Attore: Jean-Pierre Léaud
domenica 30 gennaio 2011 – ore 18
L’amore fugge (L’amour en fuite) 1979
Regia: François Truffaut
Attore: Jean-Pierre Léaud
Com’è nato il ciclo Antoine Doinel
Non pensavo che il personaggio di I quattrocento colpi avrebbe avuto un futuro cinematografico, però Jean-Pierre gli ha dato una tale presenza che ho sentito il bisogno di riprenderlo due anni dopo. Mentre montavo Jules e Jim mi hanno proposto di realizzare un episodio di un film a episodi, L’amore a vent’anni. Non mi sono mai piaciuti i film a episodi, ma in quel caso si trattava di registi di diverse nazionalità (Germania, Italia, Polonia, Giappone, Francia). Ho quindi pensato di riprendere lo stesso personaggio di I quattrocento colpi, interpretato da Léaud, nella sua prima storia d’amore. L’episodio, intitolato Antonie e Colette, durava venti minuti. Ne fui molto soddisfatto perché era stato girato in un’atmosfera di improvvisazione completa; tutto era andato bene, al punto che avevo rimpianto di non poterne fare un film di un’ora e mezza. Ed è questo che qualche anno dopo mi ha spinto a fare Baci rubati e Non drammatizziamo …è solo questione di corna. E’ un’opportunità abbastanza unica per un regista poter filmare più volte la stessa persona in diversi momenti dalla vita e nello stesso ruolo. Ma non è così semplice, perché la gente tende a preferire il ruolo precedente soprattutto se il personaggio è giovane, diventare un uomo è un rischio. Il rischio che non gli si trovi più lo stesso fascino di quand’era adolescente, che si imborghesisca, che lo si giudichi più severamente. In Non drammatizziamo… un tale diceva a Doinel: “Cosa fa tua moglie? Ah già, l’insegnante di violino. In fondo ti sono sempre piaciute le borghesucce!” E lui gli rispondeva: “Soprattutto mi piacciano le ragazze che hanno genitori gentili perché io mi innamoro insieme della ragazza, del padre, della madre e della casa”. La risposta all’accusa di imborghesimento c’era già in quel film. Doinel è una specie di marginale che cerca sempre una casa, per questo ama sempre ragazze che hanno dei genitori gentili. Antoine Doinel non è un francese-tipo, non è nemmeno tipico o esemplare, non è né un eroe né un anti-eroe, e non è nemmeno che assomigli a me o a Jean-Pierre Léaud, anche se è un personaggio scritto su misura per lui. E’ un individuo molto speciale, assai poco brillante, sfortunato e goffo in amore. Per lui contano sempre di più i sentimenti che le azioni, ed è più debole delle donne che incontra sulla sua strada. Generalmente è in buona fede. Insomma, è un personaggio che diventa simpatico per le sue debolezze e per una sorta di onestà naturale. In L’amore fugge Doinel compare per la quinta e ultima volta nei miei film. Ha passata la trentina e si guadagna da vivere correggendo bozze in una stamperia parigina. Ha pubblicato un romanzo (Les salades de l’amour), ha divorziato dalla moglie e si trova a vivere e rivivere una serie di avventure sentimentali che lo conducano a riconsiderare certe esperienze del passato. Incontra anche le protagoniste delle passate relazioni (e dei relativi film). Questi incontri mi hanno dato un’idea che mi sembra la più originale del film: invece di girare i classici flashback con gli attori artificialmente ringiovaniti, li ho presi alla lettera dai quattro film precedenti della serie Doinel. Ho approfittato della fortuna che ho avuto di aver girato la serie con gli stessi attori. E così quando se ne parla appaiono sullo schermo le citazione dei miei film precedenti in una sorta di flashback reali…
Fino a che punto si può parlare di un ciclo autobiografico ?
Non più dei film tratti da libri, come La mia droga si chiama Julie o Tirate sul pianista, o Jules e Jim. Al contrario, quando adatto un film da un libro posso inserirvi delle cose molto intime perché mi nascondo dietro al libro, mentre quando si tratta di Doinel faccio attenzione a che non sia troppo vicino alla realtà. Per esempio, non gli ho mai fatto fare un lavoro che anch’io avevo fatto: l’ho fatto diventare investigatore privato, venditore di scarpe, correttore di bozze. Doinel è un personaggio immaginario, una sorta di intermediario tra Jean-Pierre Léaud e me. Anche perché conosco talmente bene Jean-Pierre che scrivo per lui. Gli presto delle reazioni che mi divertono, che non sono nè sue né mie, ma tra i due… Diciamo che Doinel mi permette di esprimere certe cose… Un film è venuto dopo l’altro, senza un piano generale. Il personaggio mi piaceva, e dunque… Debbo confessare che è stato molto piacevole il ciclo Doinel. Dopo averne raccontato l’infanzia, l’adolescenza, la giovinezza, mi sono fermato. Non voglio mica farlo morire!
Jean-Pierre Léaud l’ha inventato lei…
Quando l’ho scoperto non aveva mai recitato, ma la madre era attrice. Avevo fatto dei provini a molti altri ragazzi, lui era il migliore.
E’ una sorta di attore feticcio per lei, quasi un suo “doppio”…
Si è parlato di somiglianza fisica, ma questa somiglianza non c’era all’inizio. Diciamo che mi faceva comodo prendere lo stesso interprete del primo film perché è piacevole scrivere pensando a qualcuno: conosci le sue reazioni, prevedi come interpreterà la scena, e questo è uno stimolo, ti vengono in mente delle idee divertenti a cui non avresti pensato se prendevi un altro attore. In ogni film ci sono attori che ho utilizzato più volte, e molti altri che sono nuovi per me. Quando ho scelto Jean-Pierre Aumont per Effetto notte mi ha detto: “ero sicuro che lei fosse il classico tipo che non mi avrebbe mai chiesto di girare in uno dei suoi film…”. Si sbagliava.
L’amore fugge sarà dunque l’ultimo capitolo della serie con Antoine Dionel ?
Nel film c’è una sorta di ricapitolazione sentimentale di Antoine Doinel. L’amore fugge (se fossimo in America potrei chiamarlo Antoine Doinel strikes again) è un titolo che conviene a Doinel, perché Antoine è uno che corre sempre, e qui tutto corrisponde: Doinel divorzia da Claude Jade, con cui si era sposato in Non drammatizziamo… , conosce altre donne e ritrova Marie-France Pisier, la protagonista de Antoine e Colette. Il loro divorzio “consensuale” è inserito molto opportunamente nel suo tempo. Quando Giscard è arrivato all’Eliseo ha fatto delle riforme, e la prima è stata quella del divorzio; prima si divorziava per la “colpa” di uno dei coniugi, dopo Giscard si può divorziare “per mutuo consenso”, nessuno è più colpevole. Nella finzione, Jean-Pierre Léaud e Claude Jade sono la prima coppia francese che divorzia per mutuo consenso. […]
Estratto da “Conversando con François Truffaut interviste di Aldo Tassone” inserita nel catalogo “François Truffaut Professione Cinema”. Cineuropa 2004 Provincia di Napoli
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è un progetto di “cineteca itinerante” che, bypassando il luogo sacro del cinema per eccellenza , la sala cinematografica, si propone alle più variegate situazioni di incontro: caffè-letterari, librerie, associazioni culturali e altri spazi, come occassione per ri-scoprire pezzi di cinema dimenticati o mai visti.
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Fonte: comunicato stampa