Archivi tag: metropolitana

Lamont Young

La cultura architettonica inglese nella Napoli di fine Ottocento
di Fabio Salatiello

Chi percorre via Chiatamone provenendo da via Santa Lucia, all’ombra del Monte Echia, noterà sulla destra delle rampe che si arrampicano fino al belvedere, denominate “Rampe Lamont Young”. Come mai, proprio nell’area più antica della città, la toponomastica omaggia un nome anglofono? La risposta si cela dopo qualche tornante, nel palazzo neomedievale in scabra pietra vulcanica vesuviana detto Villa Ebe, conosciuto anche come castello di Pizzofalcone, che purtroppo ha subito gravi danni prima per l’abbandono e l’incuria, successivamente a seguito di un incendio doloso nel 2000. La villa è stata progettata nel 1920 ed abitata fino alla morte avvenuta per suicidio nel 1929 da Lamont Young, architetto ed urbanista, napoletano di nascita e di adozione, ma anglosassone di origine (il padre era scozzese e la madre indiana), che ha lasciato alla città numerosi edifici signorili e proposte urbanistiche visionarie. Il progetto originariamente riguardava tutto il versante sud del promontorio e lo riconfigurava con la varietà stilistica di un neoclassico edificio per uffici e di un neoindiano Grand Hotel con cupola a bulbo. Il nome della Villa deriva da quello della giovane moglie di Young, che continuò ad abitarvi fino al 1970; negli anni novanta gli eredi ne alienarono la proprietà al Comune.

Young incarna quell’ambiguità del rinnovamento del gusto e degli obiettivi che si propaga in tutto il vecchio continente a partire dalla metà dell’Ottocento, quando gli eclettismi storicistici cominciano ad apparire inadeguati rispetto alle nuove tecniche, ai nuovi materiali e alle nuove esigenze della città moderna. La sua cultura anglosassone si manifesta nella predilezione per il pittoresco romantico ed il medioevo. La scrittura architettonica medievale è una scrittura stratificata, flessibile, infinitamente più libera di quella neoclassica, pragmaticamente adattabile alle esigenze funzionali o alle difficoltà orografiche. Su pendii fortemente scoscesi si ergono, infatti, sia la già citata Villa Ebe, sia il Castello Aselmeyer, terminale scenografico su corso Vittorio Emanuele del Parco Grifeo, ubicato ai piedi della collina del Vomero e a monte del Parco Margherita. Il castello, eretto nel 1902 e residenza dell’architetto per un periodo, purtroppo alterato dalle superfetazioni sull’avancorpo di ingresso, si articola asimmetricamente in corpi e torri di pietra vesuviana sbozzata, in prevalente stile neogotico ma con accenni classicheggianti, di ispirazione inglese ma non priva di derivazioni dal Castel Nuovo. Numerosi altri edifici del Parco Grifeo sono opera di Young, come il neomedievale, pittoresco, finto ruinista Castello Grifeo del 1875, e la Palazzina Grifeo, neorinascimentale, squadrata ed ordinata, più conforme allo stile edilizio diffuso nella città. In severe forme neorinascimentali, ma più vivace e plastica nelle membrature, è anche l’Istituto per le ragazze Mac Kean Bentik del 1884, oggi Istituto Francese Grenoble, in via Crispi.

Affascinante e per certi versi contrastante con la visione architettonica, ma ugualmente estranea rispetto alle consuetudini della città, è il suo contributo di urbanista, benchè espresso solo sulla carta. L’urgenza della città è la dotazione di una serie di attrezzature, alla stregua delle principali città metropolitane europee. Servizi moderni e decentramento per una città antichissima e preziosa dal punto di vista paesaggistico. Nel 1874, a soli 23 anni, immagina un sistema di trasporto sotterraneo su ferro che collegasse il centro alla periferia, e la città bassa alle colline, con ascensori e scale mobili per il Vomero. Il progetto, che partecipava a un concorso indetto dal Comune, fu scartato perchè ritenuto non conforme al bando che non prevedeva la trazione meccanica.
L’architetto ritorna sulla sua idea nella “Relazione sul progetto di una ferrovia metropolitana” del 1888, dove immagina uno sviluppo residenziale e turistico della città verso i campi Flegrei. Con i materiali di risulta degli scavi della metropolitana, ipotizza la costruzione di un nuovo quartiere nel mare, il “Rione Venezia“, con un canale navigabile centrale lungo 2 km in parte scavato nella collina di Posillipo, in parte circondato da isole edificate. Il nuovo collegamento avrebbe dovuto raggiungere Bagnoli, dove sarebbe sorto un quartiere residenziale a scarsa densità edilizia, dotato di strutture alberghiere, negozi, stabilimenti balneari e termali, un giardino zoologico, ampie distese di verde ed un fastoso Palazzo di Cristallo. Il progetto questa volta fu approvato ma per le difficoltà del finanziamento non venne eseguito.
Solo pochi anni dopo però cominciarono una serie di opere che furono certamente ispirate dai progetti del visionario urbanista. Le funicolari per il Vomero e Chiaia sono del 1889, quella di Montesanto del 1891, la linea ferroviaria della Cumana del 1899 e la Circumvesuviana del 1901. Il passante ferroviario tra Gianturco e Pozzuoli, attuale linea 2 metropolitana, fu realizzato nei decenni successivi e inaugurato nel 1925. Fu la prima metropolitana d’Italia.
La destinazione turistico balneare di Bagnoli è tornata prepotentemente al centro delle recenti scelte urbanistiche del Comune, dopo la dismissione degli impianti industriali. Nell’epoca in cui venne proposta invece fu preferita, con l’insediamento dell’acciaieria, una scelta opposta, irrispettosa della bellezza dei luoghi.

All rights reserved. copyright © vaganapoli.wordpress.com

Per chi è interessato ad approfondire la figura di Young, con riprese degli edifici, disegni e brani dei suoi scritti, si segnalano i due video qui di seguito, tratti dal documentario realizzato in occasione della mostra del 1993, Lamont Young, Ermanno Du Mesnil: teoria e prassi nella Napoli umbertina.

Maggio Monumenti 2010 |Metronapoli – Visite guidate stazioni dell’arte

Napoli Visite Guidate Stazioni Dell’Arte

Metronapoli e Accademia di Belle Arti rinnovano l’appuntamento con il programma di visite guidate gratuite alle stazioni dell’arte. Ogni domenica del mese gli studenti dell’Accademia accompagneranno i visitatori lungo i percorsi d’arte del metrò cittadino. A ciascun visitatore Metronapoli consegnerà le guide “Metro Art” complete di schede dettagliate per ogni singola opera ed autore.

Il Programma

Maggio 2010
Domenica 2 – 9 – 16 – 23 – 30

Visita guidata alle opere d’arte delle stazioni Dante e Museo
partenza ore 11.30 – atrio della stazione Dante
arrivo ore 13.00 ca. – atrio della stazione Museo

Visita guidata alle opere d’arte delle stazioni Salvator Rosa e Materdei
partenza ore 11.30 – atrio della stazione Salvator Rosa
arrivo ore 13.00 ca. – Materdei

Visita guidata alle opere d’arte delle stazioni Vanvitelli e Quattro Giornate
partenza ore 11.30 – atrio della stazione Vanvitelli
arrivo ore 13.00 ca. – Quattro Giornate

Vedi anche Maggio monumenti a Napoli 2010

Vedi anche le stazioni della metropolitana regionale

Fonte: comune di napoli

Le stazioni della Metropolitana regionale

Da inseguitori a modello
di Fabio Salatiello

Il sistema della Metropolitana urbana e regionale rappresenta, dopo l’Alta Velocità, la più grande opera pubblica in corso in Italia. Nello scenario prefigurato al 2011, una volta completata, ampliata, interconnessa e costruita ex novo, le linee metropolitane sul territorio comunale passeranno da 2 a 10, le stazioni da 45 a 114.

Si colmerà un gap che pone l’Italia, e in particolare il meridione, in condizioni di arretratezza rispetto alle grandi nazioni europee nel campo del trasporto su ferro; ma si vuole anche fare un passo ulteriore: con l’innalzamento della qualità progettuale e la trasformazione della stazione come luogo di fruizione estetica, Napoli in un colpo solo smetterà di inseguire per diventare modello. Architetti di fama nazionale e internazionale sono stati chiamati a disegnare stazioni e spazi urbani a queste connessi in una logica di eterogeneità linguistica. La vecchia idea della stazione come non-luogo, come spazio tecnico anonimo di passaggio, cederà il passo a quella di attrattore esteticamente rilevante. La proiezione nel futuro avverrà non senza interrogarsi su un passato che emerge copiosamente dai cantieri aperti nelle zone del centro storico.

Questo percorso ha già visto le sue prime tappe significative, l’apertura tra il 2001 e il 2003 delle 5 stazioni della Linea 1 note come “Le stazioni dell’arte”, e il restyling nel 2005 della stazione Vanvitelli ad opera degli stessi autori del progetto architettonico e funzionale del 1993 (Michele Capobianco, Lorenzo Capobianco).

Strategico il progetto di restauro della stazione Montesanto delle linee Cumana e Circumflegrea, ad opera di Silvio D’Ascia, che prevede la creazione di un moderno contenitore più rispondente alle esigenze dei viaggiatori e della città.

La stazione di Piazza Municipio, di Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura, sarà il momento più emozionante di un percorso che, attraversando i reperti archeologici del porto greco-romano, costituirà un irripetibile connubio tra antichità e contemporaneità.

Oscar Tusquets Blanca con la stazione Toledo libera l’ultimo tratto di via Diaz dal traffico veicolare, trasformandolo in un salotto all’aperto, arricchito da alberi, una lunga pensilina e delle piramidi verticali che daranno luce al primo piano interrato.

Il progetto per piazza Garibaldi di Dominique Perrault configura un asse centrale di circolazione automobilistica che si scontra con la logica asimmetrica e pluridirezionale della stazione ferroviaria esistente. Affascinante invece la copertura che ripara la piazza commerciale ipogea, composta da una complessa trama in acciaio, estensione delle ramificazioni dei pilastri inclinati.

La Stazione firmata dallo studio Miralles-Tagliabue rompe la monotonia della geometria prismatica del Centro Direzionale per offrire un riparo organico dalla complessa struttura tettonica; un segno di immediata riconoscibilità quasi scaturito dalle forze vulcaniche sotterranee della città.

Richard Rogers, stazione di Capodichino. Foto@Serbilla

Il grande pozzo centrale a sezione ellittica, fulcro della stazione Capodichino di Richard Rogers, si anima con il movimento verticale dei viaggiatori. La sua sensuale copertura permette alla luce naturale e all’aria di penetrare in profondità all’interno della stazione e all’esterno di ombreggiare e riparare la piazza pedonale, generando un luogo protetto per quanti si muovono tra la stazione e il terminal aeroportuale.

Boris Podrecca Stazione di San Pasquale. Foto@Serbilla

Il tema del movimento e dell’acqua ispirano il progetto di Boris Podrecca per la stazione San Pasquale; nel sottosuolo con un guscio metallico su cui scorre l’acqua, in superficie con una pavimentazione in ghiaia di colore grigio-azzurro sormontata da una lunga pergola in metallo.

Uberto Siola stazione di Chiaia. Foto@Serbilla

La stazione Chiaia di Uberto Siola copre un dislivello di 40 metri, con una struttura classica di impianto circolare e un percorso ascensionale a spirale coperto da una cupola vetrata.

Anish Kapoor e Future Systems - Stazione di Monte Sant'Angelo. Foto@Serbilla

La stazione di Monte Sant’Angelo, di Anish Kapoor e Future Systems, vuole essere in se stessa un’opera d’arte, con il suo ingresso rivestito di acciaio corten a forma di grossa bocca, un catino che abbraccia il viaggiatore accompagnandolo nelle viscere della terra.

Ai nomi di spicco dell’ambiente accademico sono invece affidati i progetti delle stazioni delle linee regionali. Si distingue dal rigore minimalista degli altri, il progetto di Aldo Loris Rossi per la stazione Moregine della linea Circumvesuviana Napoli-Sorrento, in cui il cemento degli invasi funzionali è accarezzato da una copertura che ricorda un velo ondulato.

Le due stazioni di Pompei, firmate da Peter Eisenman, propongono il tema della sintesi dei tracciati degli impianti antichi della città: quello irregolare della fondazione e la griglia regolare romana con cardo e decumano.

Zaha Hadid - stazione di Napoli-Afragola. Foto@Serbilla

La Stazione di Napoli-Afragola per l’Alta Velocità, che consentirà l’interscambio con le linee regionali, è un ponte aerodinamico che attraversa in diagonale i binari ricucendo le due parti di territorio tagliate dai binari, condensando in immagine l’idea del flusso e della velocità. Il progetto è dell’architetto anglo-irachena Zaha Hadid.

_________________________________________________________________

Le foto dei plastici sono state realizzate alla mostra Metropolis, Castel dell’Ovo, febbraio 2007.