Uno schermo sull’infinito
di Fabio Salatiello
Sulla cima dello sperone di Coroglio, alla fine della collina di Posillipo, sorge una vera e propria oasi naturale, ricca di suggestioni paesistiche e storiche.
Unica è infatti la conformazione orografica del terreno: l’estrema punta del Golfo di Napoli, costituita da una costa ripida a strapiombo sul mare e una zona discendente verso la cala Trentaremi, sulla quale si affaccia come un anfiteatro naturale, aprendosi con una serie di terrazze verso una visuale che lascia senza fiato. Al di sotto del parco, nel cuore del costone tufaceo, passa l’antica galleria che collega Coroglio con la Gaiola, costruita ai tempi dell’imperatore Augusto e nota col nome di grotta di Seiano, oggi parte del parco archeologico di Pausylipon.

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Varcato il monumentale ingresso principale, terminale prospettico dell’asse di viale Virgilio, si apre una piazza anch’essa sovradimensionata.
Sul fondale di questa, a mo’ di quinta scenografica, una fontana è pensata per raccogliere in cascata l’acqua convogliata in un canale disposto in un taglio dello sperone, ricordo dei giochi d’acqua presenti nei parchi rinascimentali. Superato questo momento un po’ retorico ci si addentra in episodi più misurati.
All’interno del parco si è lontanissimi dal caos e dal rumore della città. Il mare è sotto di noi e lo si può ammirare in tutti i suoi aspetti. Aree di socializzazione si alternano a terrazze di meditazione. I percorsi e i muri realizzati con blocchi di tufo fortemente direzionati verso le piattaforme panoramiche seguono l’andamento degradante del promontorio. Il parco è ben recintato e sorvegliato. Anche la pulizia e la manutenzione sono molto efficienti, si tratta pur sempre di una zona benestante, in cui l’amministrazione sembra avere maggiore cura delle strutture.
